Archive for the ‘Economia’ Category

Gran Bretagna: dati contrastati dal mondo del lavoro

Saturday, December 26th, 2009

In Gran Bretagna l’Office for National Statistics (ONS) ha comunicato che a fine ottobre il tasso di disoccupazione ILO (International Labor Organization) si e’ attestato al 7,9%, con 21 mila disoccupati in piu’ rispetto al periodo precedente. Notizie positive sono pero’ arrivate dal Claimant Count Rate, ovvero il tasso sulle richieste di sussidi di disoccupazione che e’ sceso nel mese di novembre al 5% (consensus 5,1%). Nello stesso mese le richieste di sussidi sono diminuite di 6,3 mila unita’ contro attese di un incremento di 12,5 mila unita’. E’ la prima flessione dal febbraio 2008. FAD

Gran Bretagna, un genitore su quattro paga le bollette con i risparmi dei figli

Saturday, December 26th, 2009

Circa un quarto dei genitori britannici ammette di aver attinto dai risparmi dei propri figli nel corso del 2009, per pagare bollette, affrontare una spesa imprevista o finanziare vacanze e anche spese natalizie. È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi nel Regno Unito.

L’indagine, opera dell’istituto di rilevamenti statistici OnePoll commissionata da una società assicurativa, mostra che il 24% dei genitori interpellati ha prelevato tra le 200 e le 500 sterline (222 e 556 euro) dai “salvadanai” dei ragazzi. Per quattro di loro su dieci il gesto è stato dettato dalla necessità di pagare bollette e saldare conti, mentre per il 20% lo scopo era far fronte a spese impreviste per riparazioni dell’auto. Ancora, circa il 14% ha utilizzato il denaro per le vacanze di famiglia, il 12% per riparazioni necessarie in casa e l’8% per le spese natalizie.

I due terzi dei genitori che ha ammesso di aver usato i risparmi dei figli, ha anche sottolineato che in quel momento non aveva un’alternativa e per otto dei genitori su dieci il “prelievo” è considerato un prestito che verrà restituito.

Intervista di Murdoch: “In Gran Bretagna la ripresa non sarà rapida”

Saturday, December 26th, 2009

Se c’è un avversario che Rupert Murdoch sfida più volentieri dei concorrenti commerciali è il tempo. “La ripresa dalla crisi economica non sarà rapida” ammette nella sua prima intervista italiana dopo lungo silenzio, scrutando i grattaceli della City dalla sede londinese della sua News Corporation, a Tower Hill. Eppure a 78 anni suonati, 3 mogli, 6 figli e un impero editoriale che raggiunge ogni giorno tre quarti della popolazione mondiale, il magante australiano resta convinto che l’ottimismo della volontà finisca per spuntarla sempre sul pessimismo della ragione. Anche nel caso dell’Italia dove, giura, continuerà a investire nonostante il trattamento ricevuto non corrisponda al principio del libero mercato che condivide con “l’amico Silvio Berlusconi”.

Gessato blu e rosso, camicia azzurra, Murdoch parla al futuro e non guarda mai l’orologio a due quadranti che spunta dal polsino sinistro: “Le nuove tecnologie sono miracolose. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva e la gente che paga già per i film pagherà per le news”. Dalle vetrate dell’ufficio al quinto piano, all’ingresso del quale troneggia una statua a dimensione umana di Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari, un gigantesco manifesto pubblicizza Chrome, il browser dell’arcinemico Google.

Perché ha lanciato la battaglia contro Google News?

“Ogni giorno spendiamo centinaia e centinaia di milioni per cercare e raccontare notizie in tutto il mondo e non è accettabile che questo lavoro venga rubato dai motori di ricerca come Google, Yahoo e gli altri che fanno fortuna sfruttando il nostro materiale senza pagare niente. Una legge in Francia prevede che chi scarica materiale violando il copyright venga ammonito e poi punito, sono certo che l’idea avrà un seguito in America. Gli amici di Google mi chiedono un incontro, vedremo, ma prima di tutto dobbiamo proteggere e sviluppare il nostro business”. Le tecnologie hanno rovesciato la piramide dell’informazione, il potere sembra essere passato dai produttori di news agli utenti a danno dei media tradizionali.

Come vede il futuro dei giornali?

“I nuovi lettori elettronici si diffonderanno rapidamente. Per ora c’è Kindle, fenomenale per i libri ma per i giornali un po’ meno. Tra pochi mesi usciranno altre 5 o 6 prodotti simili e Apple sta per lanciare il suo, capace di ricevere tutto, dai film alle informazioni, senza bisogno del computer. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva, il processo è veloce. La gente paga già per ricevere i film in digitale e pagherà per i libri e le news”.

I critici considerano la sua una battaglia persa perchè nella Rete ci sarà sempre un modo per avere contenuti gratis. Cosa risponde?

“Ci sono già 1.100.000 clienti che pagano per la versione online del Wall Street Journal. Sul web c’è molto ma sono convinto che la gente sarà disposta a pagare per giornalismo di qualità e vero approfondimento”.”

La Stampa è un giornale italiano e, come quelli francesi e tedeschi, non può contare sull’audience sconfinata dei siti in lingua inglese o spagnola. Che chances ha nel mercato del web e dei disposivi mobili su cui sta investendo News Corporation?

“I dispositivi mobili sono semplicissimi e le nuove tecnologie miracolose. Si aprono moltissime opportunità, l’Italia e l’italiano non avranno alcun problema”.

Cosa ne è stato dell’amicizia di vecchia data che la legava a Silvio Berlusconi? Il Times, di proprietà del suo gruppo, ha pubblicato editoriali molto duri nei confronti del premier italiano. Lui stesso, l’estate scorsa, attribuì tanta acrimonia alla decisione del governo di Roma di aumentare dal 10 al 20% l’Iva sulla pay tv Sky Italia. E’ così?

“Non sono assolutamente in guerra con Berlusconi, provo grande affetto per lui e abbiamo molte posizioni comuni. Spesso abbiamo discusso di politica su temi su cui concordiamo come il libero mercato, la concorrenza, il sostegno agli investimenti esteri. Sono solo dispiaciuto che questi principi non siano stati applicati ai miei investimenti in Italia. La stampa internazionale attacca Berlusconi da 10 anni, i miei giornali sono indipendenti e comunque qualsiasi cosa abbia scritto il Times sono certo sia stato meno pesante di quanto pubblicato dall’Economist con cui, ad esempio, non abbiamo nulla a che fare. Se qualcuno pensa che News Corporation lascerà l’Italia sbaglia: amo l’Italia, dove ho un investimento rilevante, e ci resterò per sempre”.

Crede che in Italia ci sia spazio per due operatori di pay tv?

“Sì, a patto che ad entrambi vengano applicate le stesse regole”.

Lei ha detto una volta che il futuro dei giornali coincide con il futuro della democrazia. Scorge pericoli all’orizzonte?

“Una buona democrazia ha bisogno di informazioni accessibili a tutti, una ottima deve avere media che concorrono in modo leale e pluralismo di opinioni. Il monopolio è antidemocratico”.

I media tradizionali non possono più contare sugli inserzionisti, messi in fuga dalla recessione, e non hanno ancora scoperto come guadagnare con internet. Pensa che la pubblicità tornerà ai livelli precedenti alla crisi?

“Salirà ma non ai picchi del boom. La colpa è dell’economia, non della Rete. Se per esempio i supermercati non reclamizzano più la loro attività è perchè vendono meno. Su internet si moltiplicano gli spazi pubblicitari a disposizione e per questo l’offerta supera di gran lunga la richiesta”.

Perché nessuno è riuscito a prevedere la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie occidentali?

“Le responsabilità sono molte. La bolla del mercato immobiliare, i mutui fuori controllo, le importazioni cinesi che hanno spinto l’inflazione americana, le banche. Negli ultimi due anni il 40% dei profitti economici negli Stati Uniti derivava dalla finanza e questo era evidentemente sbagliato. Le regole c’erano ma è il regolatore che ha dormito. Sebbene Obama sia molto intelligente non ha alcuna esperienza in campo finanziario così come non ne hanno i suoi consiglieri. Aveva promesso agli elettori un programma di cambiamenti sociali e lo sta portando avanti. Per superare una crisi come questa però, bisogna che nascano nuove imprese e con il clima che si respira a Washington sarà dura: sulle tasse regna l’incertezza e nessuno riparte. Sono pessimista e sarei sorpreso di vedere una rapida ripresa. I primi sei mesi del 2009 sono andati male, ora va un po’ meglio ma l’economia è al 60% delle sue capacità. Con l’Asia che cresce del 10% l’anno sarebbe una tragedia se Europa e Stati Uniti si arenassero in un lungo periodo di scarsa crescita”.

Com’è la temperatura della Gran Bretagna prossima alle elezioni?

“Mentre in Europa Francia e Germania danno cenni di ripresa il Regno Unito arranca e, nel breve periodo, la situazione si aggraverà anche perché molte banche sono fragili”.

Perchè il Sun, di sua proprietà, ha dato l’endorsment ai Tory?

“Il Sun è indipendente. Aveva sostenuto la Thatcher poi, quando Tony Blair propose una versione accettabile del Labour, appoggiò la svolta. Ora sono passati 13 anni e il paese ha di nuovo bisogno di cambiare. Ma chiunque vinca le elezioni dovrà decidere tagli importanti e forse aumentare le tasse”.

Anche la News Corporation ha visto tempi migliori.

“Abbiamo iscritto nei libri una svalutazione dell’investimento sul Dow Jones ma il risultato è buono, nel 2009 abbiamo realizzato un profitto operativo di 3,5 miliardi di dollari e nel 2010 andremo meglio. Il cinema e i canali via cavo vanno a gonfie vele, Fox è da 5 anni il primo canale tv americano, Avatar ha incassato in 3 giorni più di ogni altro film della storia del cinema”.

La prossima sfida è l’informazione online a pagamento. Come mai nessun grande giornale finora ha seguito il suo esempio?

“Ne parlano tutti ma aspettano che qualcuno cominci, poi seguiranno. I contenuti di qualità alla fine vinceranno”.

La Gran Bretagna dice addio agli assegni

Saturday, December 26th, 2009

ROMA (16 dicembre) – Li hanno utilizzati per oltre tre secoli e mezzo. Ma a partire dal 31 ottobre 2018 gli inglesi non potranno più usare gli assegni per pagare i loro acquisti. Lo hanno deciso oggi a Londra i sedici componenti di un comitato governativo che è composto da sedici rappresentati di istituti di credito e di associazioni di categoria e di consumatori. «Il loro impiego – ha chiarito Sandra Quinn, portavoce del comitato – si è andato riducendo spontaneamente in maniera progressiva e inarrestabile nel corso degli ultimi anni, mentre non è sceso il costo per le banche. Ecco, perciò, spiegato il motivo di una scelta che è stata già fatta altrove in Europa, in particolare nell’area scandinava e in Islanda, anche se in questi paesi non è stata ancora fissata alcuna data per la definitiva uscita di scena degli assegni».

Le cifre fornite in conferenza stampa dai responsabili di Payments Council confermano la caduta verticale dell’utilizzo degli assegni nel Regno Unito. Se all’inizio del XXI secolo ogni suddito di Elisabetta II ne utilizzava in media almeno tra i trenta e i quaranta ogni dodici mesi, ora firma non più di dieci assegni all’anno. Secondo Paul Smee, che guida il comitato governativo, «ormai esistono molte forme di pagamento più efficienti e assai più sicure per tutti rispetto a quelle un tempo garantite dall’assegno». In Gran Bretagna, del resto, le grandi catene di supermercati e di negozi e di distributori di carburante non accettano più assegni e la tendenza, confermano recenti indagini, appare destinata a coinvolgere in breve anche i piccoli esercizi.

L’assegno, dunque, scompare per cause naturali e non per un atto d’imperio in ragione di un declino iniziato all’inizio dei Novanta, quando ne venivano emessi circa tre milioni al giorno. Oggi la cifra, ha chiarito Paul Smee, è caduta sotto la soglia del milione, in gran parte concentrata nelle aree rurali del paese. A Londra e in tutte le maggiori città si è affermato l’uso delle carte di credito o di altre forme di pagamento elettroniche mentre è in calo anche l’uso dei contanti, privilegiati soltanto dalle fasce più anziane.

Proprio dalle associazioni dei pensionati sono venute le uniche critiche alla scelta fatta oggi dal Payments Council. A giudizio di Neil Duncan-Jordan, segretario di un sindacato che tutela i diritti dei pensionati, «si tratta di una decisione sbagliata, che creerà problemi difficilmente risolvibili per alcune fasce deboli della popolazione». Duncan-Jordan ha poi aggiunto che oltre sette milioni di inglesi ultrasessantenni non usano Internet e soltanto una percentuale molto modesta è in possesso di una carta di credito o di un bancomat. Al contrario, ha aggiunto, «l’uso degli assegni continua a essere decisamente diffuso tra gli anziani».

Alle obiezioni di Duncan-Jordan i componenti del Payments Council hanno replicato facendo osservare che prima del 2018 potranno essere introdotte eccezioni per tutelare proprio i pensionati. Il destino degli assegni nel Regno Unito appare comunque segnato, visto che in misura progressiva durante i prossimi anni gli istituti di credito smetteranno di metterli a disposizione dei loro clienti e un numero crescente di esercizi commerciali si rifiuterà di accettarli in pagamento. A giudizio di Paul Smee, «l’intervallo di tempo che ci separa dal 2018 è abbastanza lungo per permettere a tutti i britannici di apprendere come utilizzare altri strumenti per i loro acquisti».

Gran Bretagna, da lunedì a pagamento alcune testate locali

Sunday, November 29th, 2009

Capitalizzare il traffico sul web sui siti di informazione: fra dispute, dibattiti, riflessioni sul mondo del giornalismo online, si sente spesso parlare degli enormi profitti che gli editori farebbero se potessero monetizzare i contenuti diffusi in rete.
Su questa scia si sta muovendo ora Johnston Press, uno dei principali editori di quotidiani locali della Gran Bretagna. Secondo quanto riportato da “The Independent”, infatti, da lunedì prossimo alcune testate web appartenenti al gruppo saranno accessibili previa sottoscrizione a pagamento.
Fra le testate interessate, il “Worksop Guardian” e “Northumberland Gazette”: l’abbonamento trimestrale per consultarle dovrebbe costare 5 sterline.
Johnston Press si trasforma quindi nel primo editore regionale del Regno Unito a sperimentare questo sistema di pagamento.

Addio agli assegni in Gran Bretagna, banche pronte a ritirarli

Sunday, November 29th, 2009

LONDRA - La Gran Bretagna è pronta a mandare in pensione l’assegno bancario. Sono passati 350 anni dal primo “assegno moderno” emesso proprio da una banca di Londra, ma dopo secoli di onorato servizio il Regno Unito si prepara a un cambiamento epocale. La decisione sarà presa nelle prossime settimane dal Payments Council, organismo formato da 11 delegati delle banche e 4 indipendenti, che si riunirà il prossimo 16 dicembre per decretare se abolire o meno il vecchio assegno. L’eventuale abolizione non prevede un cambiamento netto nelle abitudini dei britannici, perché i libretti degli assegni potrebbero essere ritirati dal mercato a partire dal 2018.

Alla base della decisione del Payments Council c’è il fatto che, negli ultimi anni, l’uso degli assegni è drasticamente calato. Nel 1990, ad esempio, se ne staccavano 11 milioni al giorno. Oggi, invece, le cifre sono crollate intorno ai 3,8 milioni. Malgrado queste cifre in Gran Bretagna l’assegno è ancora molto usato rispetto ad altre nazioni europee, dove il carnet è stato sostituito da pagamenti elettronici, più veloci e meno costosi.

Come per esempio nei Paesi Nordici dove gli assegni non sono più in circolazione da tempo. Tra i motivi di tanta perseveranza da parte dei consumatori c’è il fatto che nel Regno Unito (così come in Francia e Irlanda) gli assegni sono gratuiti per i clienti ma sono cari per le banche che spendono circa una sterlina a pezzo per svolgere la transazione, ovvero quattro volte un pagamento elettronico.

Per questo le banche sono pronte a mandarlo in pensione, mentre non tutti i britannici sono disponibili a dire addio al libretto. Gli anziani ci sono affezionati. I commercianti li usano spesso. Persino lo Stato, attraverso il ministero del Lavoro e delle Pensioni e l’agenzia delle Entrate, si affida agli assegni per compiere milioni di pagamenti ogni anno. “Non ci sono, per adesso, alternative più sicure ed economiche agli assegni”, ha messo in guardia Vera Cottrell, dell’organizzazione dei consumatori “Which?”. “Finché non si troverà un sostituto sarà bene non ritirarli”.

“Siamo consapevoli che molti anziani, disabili e persone svantaggiate hanno bisogno di valide alternative - ha rassicurato al Daily Mail Sandra Quinn, del Payments Council - Se decideremo di abolire gli assegni, passerà molto tempo prima che questa delibera abbia effetto”.


Il drastico calo dell’uso dell’assegno non è un fenomeno che riguarda solo l’Inghilterra. Anche in Italia, dove l’utilizzo di strumenti di pagamento diversi dal contante decolla meno che in altri Paesi, l’uso dell’assegno scende di anno in anno: nel 2008, secondo dati della Banca d’Italia, si è ridotto del 9,3% per numero di assegni staccati e del 6,3% per importo delle operazioni.

E hanno pesato anche le nuove regole sulla circolazione dei titoli per il rafforzamento del contrasto antiriciclaggio. Sono solo 64 pro capite i pagamenti effettuati nel 2008 con strumenti diversi dal contante (lontanissimo dalla media di 161 per l’area euro, dati Bankitalia): l’emissione di assegni è stata solo di 6,4 a persona, contro 17,7 bonifici, 15,1 addebiti automatici preautorizzati, 24,5 operazioni di pagamento.

(23 novembre 2009)

F1, ECCLESTONE: FUTURO GP GRAN BRETAGNA SI DECIDE IL 9 DICEMBRE

Sunday, November 29th, 2009

Il futuro del Gp di Gran Bretagna di F1 sarà deciso il 9 dicembre, giorno in cui è prevista la riunione della commissione di F1 sul calendario 2010. Lo ha spiegato Bernie Ecclestone, boss del ‘circus’, in un’intervista alla BBC. “In questo momento non c’è il Gran Premio di Gran Bretagna - ha detto Ecclestone -. Se per il 9 dicembre non ci sarà nessun contratto, non ci sarà un Gp di Gran Bretagna”. Per il circuito di Donington Park, che finora non ha trovato i fondi necessari, secondo Ecclestone restano poche chance ma solo “se qualcuno arriva con l’idea giusta e i fondi”. Resta l’ipotesi Silverstone, ma Ecclestone spiega: “Nessun cambiamento, avrebbero potuto firmare un contratto e non lo hanno fatto”.

BANCHE: CRESCONO IN GRAN BRETAGNA LE FRODI CREDITIZIE

Sunday, November 29th, 2009

Milano, 29 nov. - (Adnkronos) - Continuano a crescere in Gran Bretagna i tentativi di frode compiuti ai danni di banche, finanziarie e compagnie assicurative. Lo rileva Experian, di riferimento mondiale nei servizi per il credito, che ha incrociato i dati provenienti dai due principali sistemi di prevenzione delle frodi, Hunter e Detect.

Nel terzo trimestre del 2009 si e’ infatti registrato un aumento complessivo dei tentativi di frode creditizia del 3,6% rispetto al secondo trimestre 2009, e del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2008, portando l’incidenza complessiva a 16 casi ogni 10.000 richieste. A trainare la crescita dei tentativi di frode e’ il settore dei finanziamenti auto, che registra una crescita del 14,5% rispetto allo scorso trimestre, anche a seguito della stabilizzazione del mercato dopo il varo del sistema di incentivi a inizio anno, con un’incidenza dei tentativi fraudolenti sul totale pari allo 0,27%.

Seguono i settori delle carte di credito, dove i tentativi di frode rimangono stabili allo 0,25%, e dei mutui, sugli stessi valori ma con un calo delle richieste irregolari del 16,6%.In netta crescita, anche se con un’incidenza ancora relativamente bassa (0,09%), i tentativi di frode ai danni delle compagnie assicurative (+28,5%), mentre continuano a calare le irregolarita’ nei prestiti personali, con un’incidenza di 5 casi ogni 10.000.Il furto d’identita’ si conferma essere la tipologia piu’ comune di frode, contando per piu’ di due terzi (68,5%) del totale delle richieste irregolari. E lo e’ sempre di piu’, se si considera che ad inizio anno l’incidenza era ‘’solo” del 60,4%.

Il Dipartimento economia della Gran Bretagna: le rinnovabili convengono più del nucleare

Sunday, June 8th, 2008

Gli edifici alimentati da energia solare, mini-eolico e altri sistemi di microgenerazione di energia sono molto più efficienti, produttivi ed economici del nucleare. E’ quanto afferma il Dipartimento per il mercato e l’energia del Governo Britannico dopo aver analizzato le performance dei vari sistemi di produzione di elettricità. Se l’esecutivo, sostiene lo studio, decidesse di lanciare un piano di sussidi, incentivi e prestiti agevolati sarebbe possibile raggiungere con facilità l’obiettivo di installare 10 milioni di impianti di microgenerazione sui tetti delle costruzioni del Regno Unito, producendo il 5% dell’elettricità britannica e risparmiando 30 milioni di tonnellate di gas serra.

Attualmente nel Paese sono già presenti almeno 100mila apparati per la microproduzione di elettricità. Per lo più (nel 90% dei casi) si tratta di solare termico e in misura più limitata di biomasse, fotovoltaico, mini-idrico e mini-idroelettrico. Senza nessun intervento da parte del Governo, sostiene il Dipartimento per il mercato e l’energia, ci si può aspettare che questi strumenti continuino ad estendersi, raggiungendo i 500mila impianti nel 2015 e circa 2 o 3 milioni nel 2020. Ma una strategia mirata di diffusione delle rinnovabili potrebbe dare una spinta decisiva al settore, facendo triplicare la diffusione della microgenerazione.

GRAN BRETAGNA: A MAGGIO CALO RECORD PREZZO CASE, -2,5% MENSILE

Saturday, May 31st, 2008

Roma, 29 mag - Accelera la flessione dei prezzi delle case in Gran Bretagna. La rilevazione mensile di Nationwide mostra che a maggio il prezzo delle case accusa una flessione del 2,5% sul mese scorso e si tratta della maggiore contrazione dal 1991, oltre ad essere ben superiore al -0,5% di aprile. Con il dato di maggio sono sette mesi consucutivi che le quotazioni degli immobili registrano un calo. Su base annuale la flessione e’ del 4,4% con un prezzo medio a 173.583 sterline.