Archive for the ‘Cultura’ Category

Gran Bretagna; il principe William con i barboni nella notte di Natale

Saturday, December 26th, 2009

Quello scelto dal principe William, secondo in linea di successione al trono britannico, era un vialetto ghiacciato a Londra, ben lontano dagli agi di palazzo. Lì ha trascorso recentemente una notte all’addiaccio per attirare attenzione sui problemi degli adolescenti senzatetto in Gran Bretagna.

Il 27enne William ha dormito vicino al ponte dei Blackfriars la settimana scorsa. Accanto a lui c’era Seyi Obakin, responsabile dell’associazione britannica per i senza casa Centrepoint. Il primogenito di Carlo e Diana, che è testimonial dell’associazione, è stato fotografato in jeans e una felpa con cappuccio grigia. Riconoscibilissimo, nonostante il nuovo look. In un messaggio pubblicato sul sito dell’associazione, Obakin ha dichiarato che i due hanno dormito su alcuni cartoni in un vicolo.

Quella notte la temperatura è scesa a 4 gradi. La loro intenzione era di aumentare la consapevolezza del problema e di essere capaci di capire meglio la situazione in cui si ritrovano i teenagers che non hanno una casa.

Intervista di Murdoch: “In Gran Bretagna la ripresa non sarà rapida”

Saturday, December 26th, 2009

Se c’è un avversario che Rupert Murdoch sfida più volentieri dei concorrenti commerciali è il tempo. “La ripresa dalla crisi economica non sarà rapida” ammette nella sua prima intervista italiana dopo lungo silenzio, scrutando i grattaceli della City dalla sede londinese della sua News Corporation, a Tower Hill. Eppure a 78 anni suonati, 3 mogli, 6 figli e un impero editoriale che raggiunge ogni giorno tre quarti della popolazione mondiale, il magante australiano resta convinto che l’ottimismo della volontà finisca per spuntarla sempre sul pessimismo della ragione. Anche nel caso dell’Italia dove, giura, continuerà a investire nonostante il trattamento ricevuto non corrisponda al principio del libero mercato che condivide con “l’amico Silvio Berlusconi”.

Gessato blu e rosso, camicia azzurra, Murdoch parla al futuro e non guarda mai l’orologio a due quadranti che spunta dal polsino sinistro: “Le nuove tecnologie sono miracolose. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva e la gente che paga già per i film pagherà per le news”. Dalle vetrate dell’ufficio al quinto piano, all’ingresso del quale troneggia una statua a dimensione umana di Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari, un gigantesco manifesto pubblicizza Chrome, il browser dell’arcinemico Google.

Perché ha lanciato la battaglia contro Google News?

“Ogni giorno spendiamo centinaia e centinaia di milioni per cercare e raccontare notizie in tutto il mondo e non è accettabile che questo lavoro venga rubato dai motori di ricerca come Google, Yahoo e gli altri che fanno fortuna sfruttando il nostro materiale senza pagare niente. Una legge in Francia prevede che chi scarica materiale violando il copyright venga ammonito e poi punito, sono certo che l’idea avrà un seguito in America. Gli amici di Google mi chiedono un incontro, vedremo, ma prima di tutto dobbiamo proteggere e sviluppare il nostro business”. Le tecnologie hanno rovesciato la piramide dell’informazione, il potere sembra essere passato dai produttori di news agli utenti a danno dei media tradizionali.

Come vede il futuro dei giornali?

“I nuovi lettori elettronici si diffonderanno rapidamente. Per ora c’è Kindle, fenomenale per i libri ma per i giornali un po’ meno. Tra pochi mesi usciranno altre 5 o 6 prodotti simili e Apple sta per lanciare il suo, capace di ricevere tutto, dai film alle informazioni, senza bisogno del computer. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva, il processo è veloce. La gente paga già per ricevere i film in digitale e pagherà per i libri e le news”.

I critici considerano la sua una battaglia persa perchè nella Rete ci sarà sempre un modo per avere contenuti gratis. Cosa risponde?

“Ci sono già 1.100.000 clienti che pagano per la versione online del Wall Street Journal. Sul web c’è molto ma sono convinto che la gente sarà disposta a pagare per giornalismo di qualità e vero approfondimento”.”

La Stampa è un giornale italiano e, come quelli francesi e tedeschi, non può contare sull’audience sconfinata dei siti in lingua inglese o spagnola. Che chances ha nel mercato del web e dei disposivi mobili su cui sta investendo News Corporation?

“I dispositivi mobili sono semplicissimi e le nuove tecnologie miracolose. Si aprono moltissime opportunità, l’Italia e l’italiano non avranno alcun problema”.

Cosa ne è stato dell’amicizia di vecchia data che la legava a Silvio Berlusconi? Il Times, di proprietà del suo gruppo, ha pubblicato editoriali molto duri nei confronti del premier italiano. Lui stesso, l’estate scorsa, attribuì tanta acrimonia alla decisione del governo di Roma di aumentare dal 10 al 20% l’Iva sulla pay tv Sky Italia. E’ così?

“Non sono assolutamente in guerra con Berlusconi, provo grande affetto per lui e abbiamo molte posizioni comuni. Spesso abbiamo discusso di politica su temi su cui concordiamo come il libero mercato, la concorrenza, il sostegno agli investimenti esteri. Sono solo dispiaciuto che questi principi non siano stati applicati ai miei investimenti in Italia. La stampa internazionale attacca Berlusconi da 10 anni, i miei giornali sono indipendenti e comunque qualsiasi cosa abbia scritto il Times sono certo sia stato meno pesante di quanto pubblicato dall’Economist con cui, ad esempio, non abbiamo nulla a che fare. Se qualcuno pensa che News Corporation lascerà l’Italia sbaglia: amo l’Italia, dove ho un investimento rilevante, e ci resterò per sempre”.

Crede che in Italia ci sia spazio per due operatori di pay tv?

“Sì, a patto che ad entrambi vengano applicate le stesse regole”.

Lei ha detto una volta che il futuro dei giornali coincide con il futuro della democrazia. Scorge pericoli all’orizzonte?

“Una buona democrazia ha bisogno di informazioni accessibili a tutti, una ottima deve avere media che concorrono in modo leale e pluralismo di opinioni. Il monopolio è antidemocratico”.

I media tradizionali non possono più contare sugli inserzionisti, messi in fuga dalla recessione, e non hanno ancora scoperto come guadagnare con internet. Pensa che la pubblicità tornerà ai livelli precedenti alla crisi?

“Salirà ma non ai picchi del boom. La colpa è dell’economia, non della Rete. Se per esempio i supermercati non reclamizzano più la loro attività è perchè vendono meno. Su internet si moltiplicano gli spazi pubblicitari a disposizione e per questo l’offerta supera di gran lunga la richiesta”.

Perché nessuno è riuscito a prevedere la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie occidentali?

“Le responsabilità sono molte. La bolla del mercato immobiliare, i mutui fuori controllo, le importazioni cinesi che hanno spinto l’inflazione americana, le banche. Negli ultimi due anni il 40% dei profitti economici negli Stati Uniti derivava dalla finanza e questo era evidentemente sbagliato. Le regole c’erano ma è il regolatore che ha dormito. Sebbene Obama sia molto intelligente non ha alcuna esperienza in campo finanziario così come non ne hanno i suoi consiglieri. Aveva promesso agli elettori un programma di cambiamenti sociali e lo sta portando avanti. Per superare una crisi come questa però, bisogna che nascano nuove imprese e con il clima che si respira a Washington sarà dura: sulle tasse regna l’incertezza e nessuno riparte. Sono pessimista e sarei sorpreso di vedere una rapida ripresa. I primi sei mesi del 2009 sono andati male, ora va un po’ meglio ma l’economia è al 60% delle sue capacità. Con l’Asia che cresce del 10% l’anno sarebbe una tragedia se Europa e Stati Uniti si arenassero in un lungo periodo di scarsa crescita”.

Com’è la temperatura della Gran Bretagna prossima alle elezioni?

“Mentre in Europa Francia e Germania danno cenni di ripresa il Regno Unito arranca e, nel breve periodo, la situazione si aggraverà anche perché molte banche sono fragili”.

Perchè il Sun, di sua proprietà, ha dato l’endorsment ai Tory?

“Il Sun è indipendente. Aveva sostenuto la Thatcher poi, quando Tony Blair propose una versione accettabile del Labour, appoggiò la svolta. Ora sono passati 13 anni e il paese ha di nuovo bisogno di cambiare. Ma chiunque vinca le elezioni dovrà decidere tagli importanti e forse aumentare le tasse”.

Anche la News Corporation ha visto tempi migliori.

“Abbiamo iscritto nei libri una svalutazione dell’investimento sul Dow Jones ma il risultato è buono, nel 2009 abbiamo realizzato un profitto operativo di 3,5 miliardi di dollari e nel 2010 andremo meglio. Il cinema e i canali via cavo vanno a gonfie vele, Fox è da 5 anni il primo canale tv americano, Avatar ha incassato in 3 giorni più di ogni altro film della storia del cinema”.

La prossima sfida è l’informazione online a pagamento. Come mai nessun grande giornale finora ha seguito il suo esempio?

“Ne parlano tutti ma aspettano che qualcuno cominci, poi seguiranno. I contenuti di qualità alla fine vinceranno”.

Gran Bretagna, da lunedì a pagamento alcune testate locali

Sunday, November 29th, 2009

Capitalizzare il traffico sul web sui siti di informazione: fra dispute, dibattiti, riflessioni sul mondo del giornalismo online, si sente spesso parlare degli enormi profitti che gli editori farebbero se potessero monetizzare i contenuti diffusi in rete.
Su questa scia si sta muovendo ora Johnston Press, uno dei principali editori di quotidiani locali della Gran Bretagna. Secondo quanto riportato da “The Independent”, infatti, da lunedì prossimo alcune testate web appartenenti al gruppo saranno accessibili previa sottoscrizione a pagamento.
Fra le testate interessate, il “Worksop Guardian” e “Northumberland Gazette”: l’abbonamento trimestrale per consultarle dovrebbe costare 5 sterline.
Johnston Press si trasforma quindi nel primo editore regionale del Regno Unito a sperimentare questo sistema di pagamento.

Gran Bretagna, 007 contro il foie gras

Sunday, November 29th, 2009

MILANO - «Il foie gras è una malattia, non una prelibatezza». Parola di Bond, James Bond. Anzi, no. Parola di baronetto. A pronunciare la drastica sentenza sul patè più amato dai francesi (e non solo da loro) è stato infatti Sir Roger Moore, l’attore che ha impersonato in ben sette film il più famoso agente segreto della storia del cinema, a conclusione del suo videoappello a non acquistare fegato d’oca nei negozi e a non ordinarlo nei ristoranti. Moore, che è anche ambasciatore dell’Unicef, ha deciso di prestare la propria immagine all’associazione Peta (People for ethical treatment of animals) facendosi promotore della campagna contro un prodotto alimentare che esiste solo in quanto risultato finale di una malattia indotta forzatamente nelle oche e nelle anatre. E proprio grazie a questo suo attivismo è stato scelto nei giorni scorsi dalla stessa Peta come «Persona dell’anno della Gran Bretagna».

ALIMENTAZIONE FORZATA - Il foie gras, letteralmente fegato grasso, viene infatti ottenuto inducendo nelle oche o nelle anatre la steatosi epatica, un fenomeno dovuto all’ingrossamento abnorme che registra il fegato a seguito dell’ingestione di grosse quantità di mais e altri mangimi. Un risultato, questo, che viene ottenuto infilando nel becco e nel collo degli animali un lungo tubo di metallo attraverso cui viene fatto passare il cibo compresso senza che il povero volatile abbia la possibilità di opporvisi. La produzione di foie gras è illegale in molti paesi, in quasi tutti quelli dell’Ue, anche se proprio nel cuore dell’Europa, in Francia e in Belgio, il foie gras è considerato uno dei fiori all’occhiello della cucina regionale. In Italia la produzione è illegale dal marzo 2007.

UN 80ENNE IN PRIMA LINEA - Sir Roger, 82 anni, ha iniziato nel 2006 a prendere posizione contro il foie gras. In tempi recenti la sua campagna per conto di Peta ha registrato un grosso successo: la catena Selfridges ha deciso che avrebbe eliminato il foie gras dai propri magazzini. Moore aveva anche scritto a tutti i membri della House of Commons, uno dei rami del parlamento britannico, chiedendo loro di impegnarsi attivamente nella battaglia contro la vendita di questo genere di cibo nel Regno Unito ed era intervenuto su diversi media inglesi per sostenere la battaglia per la salvaguardia di oche e anatre.

Facebook, dalla Gran Bretagna il prontuario delle buone maniere

Sunday, June 15th, 2008

LONDRA
Debrett, la celebre guida inglese del bon ton, stila una lista di reglole de seguire per il coreto uso del famoso social Network Facebook.

Tali regole sono state scritte dopo che i risultati di una ricerca hanno mostrato che circa due terzi degli utenti di Facebook e My Space sono frustrati e confusi da ciò che avviene in quella giungla chiamata internet. Una confusione generata soprattutto da messaggi e da richieste di amicizia provenienti da sconosciuti.
Secondo questa ricerca, inoltre, il 18% degli utenti ha rivelato di trovarsi a disagio sapendo che l’ex fidanzato/a può accedere, tramite il profilo compilato su Facebook, a diverse informazioni personali, come ad esempio l’ attuale relazione con un’altra persona.

Debrett tenta cosi di aiutare gli utenti più disorientati a «sopravvivere» in questo campo minato, tramite un elenco di cinque regole del bon ton su internet:

1. Non inviate richieste di amicizia a estranei. Pensateci bene prima di farlo.

2. Aspettate almeno 24 ore prima di accettare o rimuovere qualcuno dalla lista dei vostri amici.

3. Eventi importanti come un compleanno o le nozze non sono «virtuali». Non trascurate i mezzi tradizionali come il telefono o una lettera per inviare i vostri auguri.

4. Prima di pubblicare la foto di un vostro amico, pensate a come vi sentireste se in quella foto ci foste voi.

5. Pensate con attenzione se sia il caso di pubblicare una vostra foto che potrebbe facilmente finire sui giornali locali.

Il Dipartimento economia della Gran Bretagna: le rinnovabili convengono più del nucleare

Sunday, June 8th, 2008

Gli edifici alimentati da energia solare, mini-eolico e altri sistemi di microgenerazione di energia sono molto più efficienti, produttivi ed economici del nucleare. E’ quanto afferma il Dipartimento per il mercato e l’energia del Governo Britannico dopo aver analizzato le performance dei vari sistemi di produzione di elettricità. Se l’esecutivo, sostiene lo studio, decidesse di lanciare un piano di sussidi, incentivi e prestiti agevolati sarebbe possibile raggiungere con facilità l’obiettivo di installare 10 milioni di impianti di microgenerazione sui tetti delle costruzioni del Regno Unito, producendo il 5% dell’elettricità britannica e risparmiando 30 milioni di tonnellate di gas serra.

Attualmente nel Paese sono già presenti almeno 100mila apparati per la microproduzione di elettricità. Per lo più (nel 90% dei casi) si tratta di solare termico e in misura più limitata di biomasse, fotovoltaico, mini-idrico e mini-idroelettrico. Senza nessun intervento da parte del Governo, sostiene il Dipartimento per il mercato e l’energia, ci si può aspettare che questi strumenti continuino ad estendersi, raggiungendo i 500mila impianti nel 2015 e circa 2 o 3 milioni nel 2020. Ma una strategia mirata di diffusione delle rinnovabili potrebbe dare una spinta decisiva al settore, facendo triplicare la diffusione della microgenerazione.

Gran Bretagna: Bbc online, Gordon Brown telefona agli oppositori

Saturday, May 31st, 2008

LONDRA - Sarebbe il telefono l’arma nemmeno troppo segreta con cui Gordon Brown tenta di contrastare il suo crollo verticale di popolarità nei sondaggi. Il premier britannico avrebbe cominciato a telefonare personalmente ai cittadini che gli hanno scritto per esporgli lamentele nei confronti dell’operato del suo governo. Secondo il sito di Bbc, Brown si starebbe impegnando in oltre venti telefonate ogni settimana, trascorrendo talvolta anche decine di minuti al telefono con gli elettori.

La Classifica dei 10 principi più hot secondo Forbes

Saturday, May 31st, 2008

A quanto pare anche Forbes, la nota rivista finanziaria, ogni tanto si concede quelle piccole leggerezze che qui amiamo tanto, e questa volta ha stilato la classifica dei 10 “Young Royals”, ovvero giovanotti reali, più sexy al mondo. Eccovi i magnifici 10, e le foto dei primi 5 dopo il salto. Diteci se siete d’accordo con la classifica.

- Primo posto e medaglia d’oro: William d’Inghilterra. Chi l’avrebbe mai detto.
- 2: Harry d’Inghilterra. Come sopra, passiamo agli altri.
- 3: Zara Philips, cugina dei due precedenti, figlia di Anna d’Inghilterra (sorella di Carlo) vuole guadagnarsi da vivere come fantino o in alternativa in una casa di moda.
- 4: Beatrice d’Inghilterra. Cugina dei tre precedenti, figlia di Andrea e di Fergie la rossa. La piantiamo con gli inglesi?
- 5: Charlotte Casiraghi. Alleluia. Concordo pienamente.

- 6: Sheick hamdam bin mohamm… mmi son persa il resto del nome. Saudita.
- 7: Vittoria di Svezia. Anche qui concordo pienamente.
- 8: Principe Azim del Brunei. E’ quello stato dove stanno per abolire la monarchia?
- 9: Principe Carl Philip, svedese. Mai sentito, da dove spunta?
- 10: Andrea Casiraghi, fratello di Charlotte, altrimenti detto “Dategli da magnà”.

Una fondazione religiosa per Blair

Saturday, May 31st, 2008

LONDRA - “We don’t do God”, disse una volta Alastair Campbell, portavoce e stratega delle comunicazioni di Tony Blair, ai giornalisti che gli chiedevano lumi sul rapporto tra il primo ministro e l’Altissimo: cioè noi, a Downing Street, non ci occupiamo di Dio. Ma adesso che non è più a Downing street, il suo ex-boss si occuperà di Dio eccome, anzi a sentir lui non farà praticamente altro. L’ex-premier britannico ha infatti lanciato ieri la sua Faith Foundation, “Fondazione della Fede”, un istituto dedito a sviluppare una migliore comprensione e il dialogo tra le diverse religioni della terra.

“Questo è il progetto a cui dedicherò il resto della mia vita”, ha detto Blair ieri a New York, dove lo ha presentato ufficialmente, sebbene la fondazione avrà sede a Londra, in uno splendido ufficio a Grovesnor Square, tra l’ambasciata italiana e quella americana.

La scelta di inaugurare l’iniziativa a New York è apparsa curiosa alla stampa del Regno Unito, che si chiede se il motivo sia da un lato la maggiore religiosità dell’America rispetto a un paese come la Gran Bretagna, risolutamente secolarista, dunque terreno meno fertile per il suo messaggio spirituale; e dall’altro la sua maggiore popolarità negli Stati Uniti, rispetto alla patria, e all’Europa nel suo complesso, che non gli hanno perdonato la controversa decisione di appoggiare la guerra in Iraq voluta dalla Casa Bianca.

Ma Blair ribatte che c’è ampio sostegno, anche a livello di donazioni, su entrambe le sponde dell’Atlantico, e che il motivo di partire da New York ha solo a che fare col desiderio di dare un’eco maggiormente planetaria al suo annuncio. Del resto, osserva l’ex-primo ministro, della Fondazione della Fede aveva già parlato il mese scorso a Londra, in un discorso alla cattedrale cattolica di Westminster (di cui Repubblica ha pubblicato un ampio stralcio).


“La fede religiosa avrà nel ventunesimo secolo lo stesso peso che l’ideologia politica ha avuto nel ventesimo”, ha affermato Blair alla presentazione nella metropoli americana. “Nell’era della globalizzazione, non c’è niente di più importante che aprire un dialogo tra persone di fedi e culture differenti, affinché si comprendano meglio a vicenda e vivano in pace e reciproco rispetto, e al tempo stesso dare alla fede il posto che merita nel futuro del mondo”, ha aggiunto.

La sua fondazione si impegnerà a mettere in contatto i seguaci delle tre religioni monoteiste, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, oltre che buddisti, induisti e sikh. Inoltre ha l’ambizione di incoraggiare opere concrete da parte di diversi gruppi religiosi per combattere povertà e malattie: il primo obiettivo sarà la lotta alla malaria, che uccide - ha notato l’ex-leader laburista - 850 mila bambini all’anno.

A Londra qualche giornale ironizza che, se davvero Blair vuole dedicare alla religione “il resto della vita”, dovrà rinunciare ad alcuni dei molti ruoli che ha assunto da quando non è più premier: i discorsi in giro per il globo a 200 mila euro l’uno, l’attività di consulente per la banca JP Morgan Chase (2 milioni e mezzo di euro l’anno) e per la compagnia di assicurazioni svizzera Zurich (700 mila euro l’anno), il libro di memorie (per cui ha firmato un contratto da 6 milioni di euro), senza dimenticare l’incarico di mediatore di pace in Medio Oriente per conto del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia).

Come minimo, forse dovrà rinunciare all’ambizione di diventare il primo presidente dell’Unione Europea, posto che secondo le indiscrezioni lo solleticava (ma che vari paesi della Ue sarebbero comunque decisi a negargli). Ma con 10 milioni di euro di mutui da pagare, tra la sua nuova casa a Londra e quella di campagna, dovrà trovare il modo di continuare a far soldi, anche mentre si “occupa di Dio”.

A Londra apre una mostra su Sid Vicious con foto inedite

Saturday, May 31st, 2008

A Londra sta per essere inaugurata una mostra su Sid Vicious. L’esposizione è essenzialmente fotografica, e alcuni scatti sono totalmente inediti. Autrice delle foto è Eileen Polk, che si trovava in compagnia del bassista dei Sex Pistols la notte in cui morì. Ex fidanzata di Dee Dee Ramone dei Ramones, la Polk non era ancora una fotografa professionista ma portava con sé la macchina fotografica dappertutto e, grazie anche alla sua amicizia con Debbie Harry dei Blondie e con Frank Zappa, entrò nel “giro” musicale della New York di fine anni Settanta. “Di soldi ne facevo pochi, però sapevo che stavo documentando qualcosa che non sarebbe rimasto in giro per ancora molto tempo”, ha affermato la Polk. La mostra s’intitola “Sid Vicious: no one is innocent” e rimarrà aperta dal 4 giugno all’11 agosto. Sede dell’esposizione è la Proud Gallery di Camden, da poco alloggiata presso l’Horse Hospital del mercato di Camden Town in Chalk Farm Road.