Archive for the ‘Politica’ Category

Gran Bretagna; il principe William con i barboni nella notte di Natale

Saturday, December 26th, 2009

Quello scelto dal principe William, secondo in linea di successione al trono britannico, era un vialetto ghiacciato a Londra, ben lontano dagli agi di palazzo. Lì ha trascorso recentemente una notte all’addiaccio per attirare attenzione sui problemi degli adolescenti senzatetto in Gran Bretagna.

Il 27enne William ha dormito vicino al ponte dei Blackfriars la settimana scorsa. Accanto a lui c’era Seyi Obakin, responsabile dell’associazione britannica per i senza casa Centrepoint. Il primogenito di Carlo e Diana, che è testimonial dell’associazione, è stato fotografato in jeans e una felpa con cappuccio grigia. Riconoscibilissimo, nonostante il nuovo look. In un messaggio pubblicato sul sito dell’associazione, Obakin ha dichiarato che i due hanno dormito su alcuni cartoni in un vicolo.

Quella notte la temperatura è scesa a 4 gradi. La loro intenzione era di aumentare la consapevolezza del problema e di essere capaci di capire meglio la situazione in cui si ritrovano i teenagers che non hanno una casa.

Francia e Gran Bretagna: 1,7 miliardi per i Paesi Poveri

Saturday, December 26th, 2009

La Francia e la Gran Bretagna contribuiranno al finanziamento della lotta contro il cambiamento climatico con 1,5 miliardi di sterline (1,66 miliardi di euro) per il periodo 2010-2012. «Oggi possiamo annunciare che il nostro contributo, quello di Gran Bretagna e Francia insieme, sarà di 1,5 miliardi di sterline», ha detto Brown durante una conferenza stampa congiunta col presidente francese Nicolas Sarkozy a margine del vertice europeo di Bruxelles. Sarkozy, per parte sua, ha precisato che la Francia renderà disponibile una somma leggermente superiore ai 400 milioni di euro l’anno, nel quadro di tale sforzo comune. Tale contributo si iscrive in un fondo globale di 10,8 miliardi di dollari su tre anni (7,3 miliardi di euro) destinati ad aiutare i Paesi più poveri e a facilitare un accordo internazionale alla conferenza sul clima in corso a Copenaghen. Ieri sera, l’Eliseo aveva indicato che l’Unione Europea dovrebbe contribuire complessivamente con almeno 1,8 miliardi di euro l’anno tra il 2010 e il 2012, e la presidenza svedese della Ue spera di annunciare oggi una cifra attorno ai 2 miliardi di euro, secondo alcuni diplomatici. I contributi sono per il fondo «Fast -start» destinato all’aiuto immediato per i Paesi poveri dal 2010 al 2012 per prepararli all’entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima, a partire dal primo gennaio 2013. Il contributo europeo a corto termine è giudicato «insignificante» dal rappresentante sudanese dei Paesi in via di sviluppo, inoltre «alimenta ancora di più la sfiducia sulle intenzioni dei leader dell’Unione Europea riguardo al cambiamento climatico».

TRATTATIVE - L’annuncio è arrivato dopo un giorno e una notte di lavori del vertice Ue, dedicata al clima. L’obiettivo a cui puntava la presidenza era di raccogliere impegni per almeno due miliardi di euro l’anno per i tre anni del periodo, per un totale di almeno sei miliardi di euro. Fino a ieri 12 Stati avevano annunciato contributi (volontari), per un totale di 4,5 miliardi di euro. La Svezia aveva dato il buon esempio, impegnandosi con 765 milioni di euro in attesa che i Paesi più grandi mettessero sul tavolo cifre analoghe. Secondo indiscrezioni, la Germania si starebbe orientando ad impegnarsi per un miliardo di euro per i tre anni.

BROWN E SARKOZY PER QUOTA -30% - I leader europei hanno cercato di mettere a punto una posizione comune anche per il passaggio dal 20 al 30% nell’obiettivo di riduzione di C02 entro il 2020 rispetto al 1990. Per ora, la Ue mantiene la propria offerta, ma ritiene che gli impegni messi sul tavolo dagli altri partner, in particolare dagli Usa, non consentano di andare oltre. «Gli impegni presi dagli Usa non sono comparabili agli sforzi assunti dall’Unione europea e pensiamo che non sia il momento di prendere la decisione di portare i nostri sforzi di riduzione al 30%», ha detto Reinfeldt, interpretando l’opinione della maggioranza dei paesi. Il premier britannico Gordon Brown nei giorni scorsi ha invece invitato i colleghi a mantenere l’ambizione della leadership e a mostrare coraggio. Oggi il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato di volere procedere «il più rapidamente possibile» a rivedere al rialzo, al 30%, il target vincolante di riduzione di Co2.

VERTICE STRAORDINARIO UE - L’annuncio è stato accolto con una certa irritazione dalla Polonia. «L’Europa deve parlare con una voce sola», ha detto il ministro polacco agli affari europei Mikolaj Dowgielewicz. «Non è possibile fare prevalere la logica degli annunci unilaterali per scopi che nulla hanno a che vedere con il negoziato in corso», ha aggiunto polemico, ipotizzando la convocazione di un vertice straordinario della Ue a Copenaghen, che potrebbe essere tenuto a Copenaghen il 17 e 18 dicembre.

Intervista di Murdoch: “In Gran Bretagna la ripresa non sarà rapida”

Saturday, December 26th, 2009

Se c’è un avversario che Rupert Murdoch sfida più volentieri dei concorrenti commerciali è il tempo. “La ripresa dalla crisi economica non sarà rapida” ammette nella sua prima intervista italiana dopo lungo silenzio, scrutando i grattaceli della City dalla sede londinese della sua News Corporation, a Tower Hill. Eppure a 78 anni suonati, 3 mogli, 6 figli e un impero editoriale che raggiunge ogni giorno tre quarti della popolazione mondiale, il magante australiano resta convinto che l’ottimismo della volontà finisca per spuntarla sempre sul pessimismo della ragione. Anche nel caso dell’Italia dove, giura, continuerà a investire nonostante il trattamento ricevuto non corrisponda al principio del libero mercato che condivide con “l’amico Silvio Berlusconi”.

Gessato blu e rosso, camicia azzurra, Murdoch parla al futuro e non guarda mai l’orologio a due quadranti che spunta dal polsino sinistro: “Le nuove tecnologie sono miracolose. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva e la gente che paga già per i film pagherà per le news”. Dalle vetrate dell’ufficio al quinto piano, all’ingresso del quale troneggia una statua a dimensione umana di Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari, un gigantesco manifesto pubblicizza Chrome, il browser dell’arcinemico Google.

Perché ha lanciato la battaglia contro Google News?

“Ogni giorno spendiamo centinaia e centinaia di milioni per cercare e raccontare notizie in tutto il mondo e non è accettabile che questo lavoro venga rubato dai motori di ricerca come Google, Yahoo e gli altri che fanno fortuna sfruttando il nostro materiale senza pagare niente. Una legge in Francia prevede che chi scarica materiale violando il copyright venga ammonito e poi punito, sono certo che l’idea avrà un seguito in America. Gli amici di Google mi chiedono un incontro, vedremo, ma prima di tutto dobbiamo proteggere e sviluppare il nostro business”. Le tecnologie hanno rovesciato la piramide dell’informazione, il potere sembra essere passato dai produttori di news agli utenti a danno dei media tradizionali.

Come vede il futuro dei giornali?

“I nuovi lettori elettronici si diffonderanno rapidamente. Per ora c’è Kindle, fenomenale per i libri ma per i giornali un po’ meno. Tra pochi mesi usciranno altre 5 o 6 prodotti simili e Apple sta per lanciare il suo, capace di ricevere tutto, dai film alle informazioni, senza bisogno del computer. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva, il processo è veloce. La gente paga già per ricevere i film in digitale e pagherà per i libri e le news”.

I critici considerano la sua una battaglia persa perchè nella Rete ci sarà sempre un modo per avere contenuti gratis. Cosa risponde?

“Ci sono già 1.100.000 clienti che pagano per la versione online del Wall Street Journal. Sul web c’è molto ma sono convinto che la gente sarà disposta a pagare per giornalismo di qualità e vero approfondimento”.”

La Stampa è un giornale italiano e, come quelli francesi e tedeschi, non può contare sull’audience sconfinata dei siti in lingua inglese o spagnola. Che chances ha nel mercato del web e dei disposivi mobili su cui sta investendo News Corporation?

“I dispositivi mobili sono semplicissimi e le nuove tecnologie miracolose. Si aprono moltissime opportunità, l’Italia e l’italiano non avranno alcun problema”.

Cosa ne è stato dell’amicizia di vecchia data che la legava a Silvio Berlusconi? Il Times, di proprietà del suo gruppo, ha pubblicato editoriali molto duri nei confronti del premier italiano. Lui stesso, l’estate scorsa, attribuì tanta acrimonia alla decisione del governo di Roma di aumentare dal 10 al 20% l’Iva sulla pay tv Sky Italia. E’ così?

“Non sono assolutamente in guerra con Berlusconi, provo grande affetto per lui e abbiamo molte posizioni comuni. Spesso abbiamo discusso di politica su temi su cui concordiamo come il libero mercato, la concorrenza, il sostegno agli investimenti esteri. Sono solo dispiaciuto che questi principi non siano stati applicati ai miei investimenti in Italia. La stampa internazionale attacca Berlusconi da 10 anni, i miei giornali sono indipendenti e comunque qualsiasi cosa abbia scritto il Times sono certo sia stato meno pesante di quanto pubblicato dall’Economist con cui, ad esempio, non abbiamo nulla a che fare. Se qualcuno pensa che News Corporation lascerà l’Italia sbaglia: amo l’Italia, dove ho un investimento rilevante, e ci resterò per sempre”.

Crede che in Italia ci sia spazio per due operatori di pay tv?

“Sì, a patto che ad entrambi vengano applicate le stesse regole”.

Lei ha detto una volta che il futuro dei giornali coincide con il futuro della democrazia. Scorge pericoli all’orizzonte?

“Una buona democrazia ha bisogno di informazioni accessibili a tutti, una ottima deve avere media che concorrono in modo leale e pluralismo di opinioni. Il monopolio è antidemocratico”.

I media tradizionali non possono più contare sugli inserzionisti, messi in fuga dalla recessione, e non hanno ancora scoperto come guadagnare con internet. Pensa che la pubblicità tornerà ai livelli precedenti alla crisi?

“Salirà ma non ai picchi del boom. La colpa è dell’economia, non della Rete. Se per esempio i supermercati non reclamizzano più la loro attività è perchè vendono meno. Su internet si moltiplicano gli spazi pubblicitari a disposizione e per questo l’offerta supera di gran lunga la richiesta”.

Perché nessuno è riuscito a prevedere la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie occidentali?

“Le responsabilità sono molte. La bolla del mercato immobiliare, i mutui fuori controllo, le importazioni cinesi che hanno spinto l’inflazione americana, le banche. Negli ultimi due anni il 40% dei profitti economici negli Stati Uniti derivava dalla finanza e questo era evidentemente sbagliato. Le regole c’erano ma è il regolatore che ha dormito. Sebbene Obama sia molto intelligente non ha alcuna esperienza in campo finanziario così come non ne hanno i suoi consiglieri. Aveva promesso agli elettori un programma di cambiamenti sociali e lo sta portando avanti. Per superare una crisi come questa però, bisogna che nascano nuove imprese e con il clima che si respira a Washington sarà dura: sulle tasse regna l’incertezza e nessuno riparte. Sono pessimista e sarei sorpreso di vedere una rapida ripresa. I primi sei mesi del 2009 sono andati male, ora va un po’ meglio ma l’economia è al 60% delle sue capacità. Con l’Asia che cresce del 10% l’anno sarebbe una tragedia se Europa e Stati Uniti si arenassero in un lungo periodo di scarsa crescita”.

Com’è la temperatura della Gran Bretagna prossima alle elezioni?

“Mentre in Europa Francia e Germania danno cenni di ripresa il Regno Unito arranca e, nel breve periodo, la situazione si aggraverà anche perché molte banche sono fragili”.

Perchè il Sun, di sua proprietà, ha dato l’endorsment ai Tory?

“Il Sun è indipendente. Aveva sostenuto la Thatcher poi, quando Tony Blair propose una versione accettabile del Labour, appoggiò la svolta. Ora sono passati 13 anni e il paese ha di nuovo bisogno di cambiare. Ma chiunque vinca le elezioni dovrà decidere tagli importanti e forse aumentare le tasse”.

Anche la News Corporation ha visto tempi migliori.

“Abbiamo iscritto nei libri una svalutazione dell’investimento sul Dow Jones ma il risultato è buono, nel 2009 abbiamo realizzato un profitto operativo di 3,5 miliardi di dollari e nel 2010 andremo meglio. Il cinema e i canali via cavo vanno a gonfie vele, Fox è da 5 anni il primo canale tv americano, Avatar ha incassato in 3 giorni più di ogni altro film della storia del cinema”.

La prossima sfida è l’informazione online a pagamento. Come mai nessun grande giornale finora ha seguito il suo esempio?

“Ne parlano tutti ma aspettano che qualcuno cominci, poi seguiranno. I contenuti di qualità alla fine vinceranno”.

Gran Bretagna. Nuovi documenti segreti ritrovati su treno

Sunday, June 15th, 2008

O i funzionari britannici sono decisamente distratti, o si tratta di scherzi di qualche buontempone: che per due volte nella stessa settimana documenti confidenziali vengano ritrovati sui treni inglesi appare infatti improbabile.
Il settimanale “Independant on Sunday”, peraltro non abituato ai pettegolezzi, afferma che nuovi documenti sono stati lasciati sui sedili dei treni di Sua Maestà, e che anche in questo caso di tratterebbe di informazioni riservate sull’Iraq.
Mercoledì scorso un passeggero aveva ritrovato alcuni fogli con analisi su Al Qaeda in Iraq e li aveva consegnate alla Bbc
C’è da dire che l’opinione dei media su Gordon Brown, e sul suo predecessore Tony Blair, è talmente scesa in basso che è facile credere alle colpe che possono venire attribuite alla gestione governativa dei ministeri.

UE: MILIBAND, GRAN BRETAGNA ANDRA’ AVANTI IN RATIFICA TRATTATO LISBONA

Sunday, June 15th, 2008

Bruxelles, 13 giu. - (Adnkronos/Aki)-La Gran Bretagna andra’ avanti nel processo di ratifica del trattato europeo di Lisbona. Lo ha detto il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, dopo l’esito negativo del voto al referendum irlandese. “E’ giusto proseguire il nostro processo”, ha osservato Miliband insistendo tuttavia sulla necessita’ di discutere della questione con Dublino e con gli altri partner europei. La camera dei Lord deve esaminare il trattato Ue la prossima settimana, proseguendo il processo di ratifica del testo che e’ gia’ passato alla camera bassa. Il leader dell’opposizione, il conservatore euroscettico David Cameron, ha da parte sua osservato che il trattato va “dichiarato morto” dopo il voto irlandese.

Iraq: Bush lancia monito a Gran Bretagna su ritiro truppe

Sunday, June 15th, 2008

LONDRA - George Bush arriva oggi a Londra, preceduto da un “avviso” nei confronti di Gordon Brown. Il presidente americano, in un’intervista rilasciata all’Observer, chiede al primo ministro britannico di non annunciare una tabella di marcia per il ritiro della Gran Bretagna dall’Iraq, che secondo quanto affermato la scorsa settimana da Downing street, dovrebbe essere annunciato entro la fine dell’anno. (Agr)

Il Dipartimento economia della Gran Bretagna: le rinnovabili convengono più del nucleare

Sunday, June 8th, 2008

Gli edifici alimentati da energia solare, mini-eolico e altri sistemi di microgenerazione di energia sono molto più efficienti, produttivi ed economici del nucleare. E’ quanto afferma il Dipartimento per il mercato e l’energia del Governo Britannico dopo aver analizzato le performance dei vari sistemi di produzione di elettricità. Se l’esecutivo, sostiene lo studio, decidesse di lanciare un piano di sussidi, incentivi e prestiti agevolati sarebbe possibile raggiungere con facilità l’obiettivo di installare 10 milioni di impianti di microgenerazione sui tetti delle costruzioni del Regno Unito, producendo il 5% dell’elettricità britannica e risparmiando 30 milioni di tonnellate di gas serra.

Attualmente nel Paese sono già presenti almeno 100mila apparati per la microproduzione di elettricità. Per lo più (nel 90% dei casi) si tratta di solare termico e in misura più limitata di biomasse, fotovoltaico, mini-idrico e mini-idroelettrico. Senza nessun intervento da parte del Governo, sostiene il Dipartimento per il mercato e l’energia, ci si può aspettare che questi strumenti continuino ad estendersi, raggiungendo i 500mila impianti nel 2015 e circa 2 o 3 milioni nel 2020. Ma una strategia mirata di diffusione delle rinnovabili potrebbe dare una spinta decisiva al settore, facendo triplicare la diffusione della microgenerazione.

Gran Bretagna: piscine gratis per tutti entro il 2012

Sunday, June 8th, 2008

Il premier britannico Brown vuole che gli inglesi diventino più sani e più competitivi nello sport. A questo mira il piano da 130 milioni di sterline, svelato ieri dal governo, che prevede il nuoto gratis per tutti in Gran Bretagna entro il 2012. L’esclusione delle squadre britanniche dagli Europei di calcio ha dimostrato che il livello agonostico della Nazione, piuttosto scarso, necessita di essere innalzato. Il piano prenderà le mosse da subito a partire dalle 1600 piscine pubbliche che saranno rese gratuite inizialmente per gli ultra-sessantenni e gli under-16. Solo nel 2012 si arriverà alla frequenza gratuita per tutti.

La Classifica dei 10 principi più hot secondo Forbes

Saturday, May 31st, 2008

A quanto pare anche Forbes, la nota rivista finanziaria, ogni tanto si concede quelle piccole leggerezze che qui amiamo tanto, e questa volta ha stilato la classifica dei 10 “Young Royals”, ovvero giovanotti reali, più sexy al mondo. Eccovi i magnifici 10, e le foto dei primi 5 dopo il salto. Diteci se siete d’accordo con la classifica.

- Primo posto e medaglia d’oro: William d’Inghilterra. Chi l’avrebbe mai detto.
- 2: Harry d’Inghilterra. Come sopra, passiamo agli altri.
- 3: Zara Philips, cugina dei due precedenti, figlia di Anna d’Inghilterra (sorella di Carlo) vuole guadagnarsi da vivere come fantino o in alternativa in una casa di moda.
- 4: Beatrice d’Inghilterra. Cugina dei tre precedenti, figlia di Andrea e di Fergie la rossa. La piantiamo con gli inglesi?
- 5: Charlotte Casiraghi. Alleluia. Concordo pienamente.

- 6: Sheick hamdam bin mohamm… mmi son persa il resto del nome. Saudita.
- 7: Vittoria di Svezia. Anche qui concordo pienamente.
- 8: Principe Azim del Brunei. E’ quello stato dove stanno per abolire la monarchia?
- 9: Principe Carl Philip, svedese. Mai sentito, da dove spunta?
- 10: Andrea Casiraghi, fratello di Charlotte, altrimenti detto “Dategli da magnà”.

Carlo d’Inghilterra: ecoprincipe?

Saturday, May 31st, 2008

In un’intervista alla BBC nel 2005, il Principe Carlo d’Inghilterra parlò del riscaldamento globale come «la più grande sfida per l’umanità» e, nel febbraio 2007, durante un tour negli Emirati Arabi, ha affermato i McDonalds dovrebbe essere banditi. Il primogenito della Regina, infatti, sostiene molte associazioni ambientaliste, è autore di The Elements of Organic Gardening (Gli elementi del giardinaggio organico, 2007) e ha addirittura creato un suo marchio di prodotti organici, Duchy Originals, che produce biscotti, marmellate, e utensili per il giardinaggio.

Un dolcetto di re
Dal momento in cui si è trasferito nella residenza di Highgrove, nel Gloucestershire, dopo il suo matrimonio nel 1981, il principe ha coltivato molto più che i giardini. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, che di tratti di politica o di design, si presenta come un misto tra l’amante radicale della natura e un conservatore in materia culturale. Insomma, il Reale che odia l’architettura moderna e parla alle piante.
L’impegno del Principe Carlo nelle problematiche del pianeta è certamente un modo lodevole di usare la sua “nobile” nascita. Ma il marchio di “principe verde” che gli viene attribuito non sempre è ben meritato.

Predicare bene e razzolare male
Predicare bene e razzolare male? (Illustrazione: Bosco)Predicare bene e razzolare male? (Illustrazione: Bosco)Le acrobazie del Principe Carlo durante i suoi viaggi in aereo (privato), vacanze intorno al mondo, e le tre residenze, sono possibili grazie a un dispendio di 3.425 tonnellate di Co2, solo nel 2006-07. E bisogna considerare che la media dell’Inghilterra è stata di 11,8 tonnellate.
Quando ha ricevuto il premio Global Environmental Citizen award (riservato a coloro che si distinguono nella protezione dell’ambiente) ha prenotato 62 posti – per uno staff di venti persone – per fare una “gita” di 11.000 chilometri a New York. La famiglia reale si giustifica dicendo che il buon Carlo paga da solo il suo dispendio di carbonio. Ma ai livelli raggiunti, circa 70.000 euro all’anno, escono dalle tasche dei contribuenti britannici.
Da un punto di vista culinario, la politica del principe a favore dell’organico “made in England” è lodevole sotto ogni punto di vista. Questo settore, in Inghilterra, occupa solo l’1,6% del mercato alimentare, mentre in Austria arriva al 6%, in Danimarca al 4.5% e in Germania al 3%.
I suoi difensori potrebbero obiettare che gli impegni “reali” chiedono di condurre una vita particolarmente dispendiosa in termini di carbonio. Ma, in questo caso, il suo esempio non è così “esemplare”.
Perché, parlando chiaro, se 3.425 tonnellate di emissioni di carbonio rappresentano il meglio che un ambientalista modello può fare, che speranze ci restano?