Archive for December, 2009

Gran Bretagna; il principe William con i barboni nella notte di Natale

Saturday, December 26th, 2009

Quello scelto dal principe William, secondo in linea di successione al trono britannico, era un vialetto ghiacciato a Londra, ben lontano dagli agi di palazzo. Lì ha trascorso recentemente una notte all’addiaccio per attirare attenzione sui problemi degli adolescenti senzatetto in Gran Bretagna.

Il 27enne William ha dormito vicino al ponte dei Blackfriars la settimana scorsa. Accanto a lui c’era Seyi Obakin, responsabile dell’associazione britannica per i senza casa Centrepoint. Il primogenito di Carlo e Diana, che è testimonial dell’associazione, è stato fotografato in jeans e una felpa con cappuccio grigia. Riconoscibilissimo, nonostante il nuovo look. In un messaggio pubblicato sul sito dell’associazione, Obakin ha dichiarato che i due hanno dormito su alcuni cartoni in un vicolo.

Quella notte la temperatura è scesa a 4 gradi. La loro intenzione era di aumentare la consapevolezza del problema e di essere capaci di capire meglio la situazione in cui si ritrovano i teenagers che non hanno una casa.

Gran Bretagna: dati contrastati dal mondo del lavoro

Saturday, December 26th, 2009

In Gran Bretagna l’Office for National Statistics (ONS) ha comunicato che a fine ottobre il tasso di disoccupazione ILO (International Labor Organization) si e’ attestato al 7,9%, con 21 mila disoccupati in piu’ rispetto al periodo precedente. Notizie positive sono pero’ arrivate dal Claimant Count Rate, ovvero il tasso sulle richieste di sussidi di disoccupazione che e’ sceso nel mese di novembre al 5% (consensus 5,1%). Nello stesso mese le richieste di sussidi sono diminuite di 6,3 mila unita’ contro attese di un incremento di 12,5 mila unita’. E’ la prima flessione dal febbraio 2008. FAD

Gran Bretagna, un genitore su quattro paga le bollette con i risparmi dei figli

Saturday, December 26th, 2009

Circa un quarto dei genitori britannici ammette di aver attinto dai risparmi dei propri figli nel corso del 2009, per pagare bollette, affrontare una spesa imprevista o finanziare vacanze e anche spese natalizie. È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi nel Regno Unito.

L’indagine, opera dell’istituto di rilevamenti statistici OnePoll commissionata da una società assicurativa, mostra che il 24% dei genitori interpellati ha prelevato tra le 200 e le 500 sterline (222 e 556 euro) dai “salvadanai” dei ragazzi. Per quattro di loro su dieci il gesto è stato dettato dalla necessità di pagare bollette e saldare conti, mentre per il 20% lo scopo era far fronte a spese impreviste per riparazioni dell’auto. Ancora, circa il 14% ha utilizzato il denaro per le vacanze di famiglia, il 12% per riparazioni necessarie in casa e l’8% per le spese natalizie.

I due terzi dei genitori che ha ammesso di aver usato i risparmi dei figli, ha anche sottolineato che in quel momento non aveva un’alternativa e per otto dei genitori su dieci il “prelievo” è considerato un prestito che verrà restituito.

Francia e Gran Bretagna: 1,7 miliardi per i Paesi Poveri

Saturday, December 26th, 2009

La Francia e la Gran Bretagna contribuiranno al finanziamento della lotta contro il cambiamento climatico con 1,5 miliardi di sterline (1,66 miliardi di euro) per il periodo 2010-2012. «Oggi possiamo annunciare che il nostro contributo, quello di Gran Bretagna e Francia insieme, sarà di 1,5 miliardi di sterline», ha detto Brown durante una conferenza stampa congiunta col presidente francese Nicolas Sarkozy a margine del vertice europeo di Bruxelles. Sarkozy, per parte sua, ha precisato che la Francia renderà disponibile una somma leggermente superiore ai 400 milioni di euro l’anno, nel quadro di tale sforzo comune. Tale contributo si iscrive in un fondo globale di 10,8 miliardi di dollari su tre anni (7,3 miliardi di euro) destinati ad aiutare i Paesi più poveri e a facilitare un accordo internazionale alla conferenza sul clima in corso a Copenaghen. Ieri sera, l’Eliseo aveva indicato che l’Unione Europea dovrebbe contribuire complessivamente con almeno 1,8 miliardi di euro l’anno tra il 2010 e il 2012, e la presidenza svedese della Ue spera di annunciare oggi una cifra attorno ai 2 miliardi di euro, secondo alcuni diplomatici. I contributi sono per il fondo «Fast -start» destinato all’aiuto immediato per i Paesi poveri dal 2010 al 2012 per prepararli all’entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima, a partire dal primo gennaio 2013. Il contributo europeo a corto termine è giudicato «insignificante» dal rappresentante sudanese dei Paesi in via di sviluppo, inoltre «alimenta ancora di più la sfiducia sulle intenzioni dei leader dell’Unione Europea riguardo al cambiamento climatico».

TRATTATIVE - L’annuncio è arrivato dopo un giorno e una notte di lavori del vertice Ue, dedicata al clima. L’obiettivo a cui puntava la presidenza era di raccogliere impegni per almeno due miliardi di euro l’anno per i tre anni del periodo, per un totale di almeno sei miliardi di euro. Fino a ieri 12 Stati avevano annunciato contributi (volontari), per un totale di 4,5 miliardi di euro. La Svezia aveva dato il buon esempio, impegnandosi con 765 milioni di euro in attesa che i Paesi più grandi mettessero sul tavolo cifre analoghe. Secondo indiscrezioni, la Germania si starebbe orientando ad impegnarsi per un miliardo di euro per i tre anni.

BROWN E SARKOZY PER QUOTA -30% - I leader europei hanno cercato di mettere a punto una posizione comune anche per il passaggio dal 20 al 30% nell’obiettivo di riduzione di C02 entro il 2020 rispetto al 1990. Per ora, la Ue mantiene la propria offerta, ma ritiene che gli impegni messi sul tavolo dagli altri partner, in particolare dagli Usa, non consentano di andare oltre. «Gli impegni presi dagli Usa non sono comparabili agli sforzi assunti dall’Unione europea e pensiamo che non sia il momento di prendere la decisione di portare i nostri sforzi di riduzione al 30%», ha detto Reinfeldt, interpretando l’opinione della maggioranza dei paesi. Il premier britannico Gordon Brown nei giorni scorsi ha invece invitato i colleghi a mantenere l’ambizione della leadership e a mostrare coraggio. Oggi il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato di volere procedere «il più rapidamente possibile» a rivedere al rialzo, al 30%, il target vincolante di riduzione di Co2.

VERTICE STRAORDINARIO UE - L’annuncio è stato accolto con una certa irritazione dalla Polonia. «L’Europa deve parlare con una voce sola», ha detto il ministro polacco agli affari europei Mikolaj Dowgielewicz. «Non è possibile fare prevalere la logica degli annunci unilaterali per scopi che nulla hanno a che vedere con il negoziato in corso», ha aggiunto polemico, ipotizzando la convocazione di un vertice straordinario della Ue a Copenaghen, che potrebbe essere tenuto a Copenaghen il 17 e 18 dicembre.

Intervista di Murdoch: “In Gran Bretagna la ripresa non sarà rapida”

Saturday, December 26th, 2009

Se c’è un avversario che Rupert Murdoch sfida più volentieri dei concorrenti commerciali è il tempo. “La ripresa dalla crisi economica non sarà rapida” ammette nella sua prima intervista italiana dopo lungo silenzio, scrutando i grattaceli della City dalla sede londinese della sua News Corporation, a Tower Hill. Eppure a 78 anni suonati, 3 mogli, 6 figli e un impero editoriale che raggiunge ogni giorno tre quarti della popolazione mondiale, il magante australiano resta convinto che l’ottimismo della volontà finisca per spuntarla sempre sul pessimismo della ragione. Anche nel caso dell’Italia dove, giura, continuerà a investire nonostante il trattamento ricevuto non corrisponda al principio del libero mercato che condivide con “l’amico Silvio Berlusconi”.

Gessato blu e rosso, camicia azzurra, Murdoch parla al futuro e non guarda mai l’orologio a due quadranti che spunta dal polsino sinistro: “Le nuove tecnologie sono miracolose. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva e la gente che paga già per i film pagherà per le news”. Dalle vetrate dell’ufficio al quinto piano, all’ingresso del quale troneggia una statua a dimensione umana di Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari, un gigantesco manifesto pubblicizza Chrome, il browser dell’arcinemico Google.

Perché ha lanciato la battaglia contro Google News?

“Ogni giorno spendiamo centinaia e centinaia di milioni per cercare e raccontare notizie in tutto il mondo e non è accettabile che questo lavoro venga rubato dai motori di ricerca come Google, Yahoo e gli altri che fanno fortuna sfruttando il nostro materiale senza pagare niente. Una legge in Francia prevede che chi scarica materiale violando il copyright venga ammonito e poi punito, sono certo che l’idea avrà un seguito in America. Gli amici di Google mi chiedono un incontro, vedremo, ma prima di tutto dobbiamo proteggere e sviluppare il nostro business”. Le tecnologie hanno rovesciato la piramide dell’informazione, il potere sembra essere passato dai produttori di news agli utenti a danno dei media tradizionali.

Come vede il futuro dei giornali?

“I nuovi lettori elettronici si diffonderanno rapidamente. Per ora c’è Kindle, fenomenale per i libri ma per i giornali un po’ meno. Tra pochi mesi usciranno altre 5 o 6 prodotti simili e Apple sta per lanciare il suo, capace di ricevere tutto, dai film alle informazioni, senza bisogno del computer. Nel giro di un anno le versioni elettroniche dei giornali conterranno anche video e pubblicità interattiva, il processo è veloce. La gente paga già per ricevere i film in digitale e pagherà per i libri e le news”.

I critici considerano la sua una battaglia persa perchè nella Rete ci sarà sempre un modo per avere contenuti gratis. Cosa risponde?

“Ci sono già 1.100.000 clienti che pagano per la versione online del Wall Street Journal. Sul web c’è molto ma sono convinto che la gente sarà disposta a pagare per giornalismo di qualità e vero approfondimento”.”

La Stampa è un giornale italiano e, come quelli francesi e tedeschi, non può contare sull’audience sconfinata dei siti in lingua inglese o spagnola. Che chances ha nel mercato del web e dei disposivi mobili su cui sta investendo News Corporation?

“I dispositivi mobili sono semplicissimi e le nuove tecnologie miracolose. Si aprono moltissime opportunità, l’Italia e l’italiano non avranno alcun problema”.

Cosa ne è stato dell’amicizia di vecchia data che la legava a Silvio Berlusconi? Il Times, di proprietà del suo gruppo, ha pubblicato editoriali molto duri nei confronti del premier italiano. Lui stesso, l’estate scorsa, attribuì tanta acrimonia alla decisione del governo di Roma di aumentare dal 10 al 20% l’Iva sulla pay tv Sky Italia. E’ così?

“Non sono assolutamente in guerra con Berlusconi, provo grande affetto per lui e abbiamo molte posizioni comuni. Spesso abbiamo discusso di politica su temi su cui concordiamo come il libero mercato, la concorrenza, il sostegno agli investimenti esteri. Sono solo dispiaciuto che questi principi non siano stati applicati ai miei investimenti in Italia. La stampa internazionale attacca Berlusconi da 10 anni, i miei giornali sono indipendenti e comunque qualsiasi cosa abbia scritto il Times sono certo sia stato meno pesante di quanto pubblicato dall’Economist con cui, ad esempio, non abbiamo nulla a che fare. Se qualcuno pensa che News Corporation lascerà l’Italia sbaglia: amo l’Italia, dove ho un investimento rilevante, e ci resterò per sempre”.

Crede che in Italia ci sia spazio per due operatori di pay tv?

“Sì, a patto che ad entrambi vengano applicate le stesse regole”.

Lei ha detto una volta che il futuro dei giornali coincide con il futuro della democrazia. Scorge pericoli all’orizzonte?

“Una buona democrazia ha bisogno di informazioni accessibili a tutti, una ottima deve avere media che concorrono in modo leale e pluralismo di opinioni. Il monopolio è antidemocratico”.

I media tradizionali non possono più contare sugli inserzionisti, messi in fuga dalla recessione, e non hanno ancora scoperto come guadagnare con internet. Pensa che la pubblicità tornerà ai livelli precedenti alla crisi?

“Salirà ma non ai picchi del boom. La colpa è dell’economia, non della Rete. Se per esempio i supermercati non reclamizzano più la loro attività è perchè vendono meno. Su internet si moltiplicano gli spazi pubblicitari a disposizione e per questo l’offerta supera di gran lunga la richiesta”.

Perché nessuno è riuscito a prevedere la crisi finanziaria che ha messo in ginocchio le economie occidentali?

“Le responsabilità sono molte. La bolla del mercato immobiliare, i mutui fuori controllo, le importazioni cinesi che hanno spinto l’inflazione americana, le banche. Negli ultimi due anni il 40% dei profitti economici negli Stati Uniti derivava dalla finanza e questo era evidentemente sbagliato. Le regole c’erano ma è il regolatore che ha dormito. Sebbene Obama sia molto intelligente non ha alcuna esperienza in campo finanziario così come non ne hanno i suoi consiglieri. Aveva promesso agli elettori un programma di cambiamenti sociali e lo sta portando avanti. Per superare una crisi come questa però, bisogna che nascano nuove imprese e con il clima che si respira a Washington sarà dura: sulle tasse regna l’incertezza e nessuno riparte. Sono pessimista e sarei sorpreso di vedere una rapida ripresa. I primi sei mesi del 2009 sono andati male, ora va un po’ meglio ma l’economia è al 60% delle sue capacità. Con l’Asia che cresce del 10% l’anno sarebbe una tragedia se Europa e Stati Uniti si arenassero in un lungo periodo di scarsa crescita”.

Com’è la temperatura della Gran Bretagna prossima alle elezioni?

“Mentre in Europa Francia e Germania danno cenni di ripresa il Regno Unito arranca e, nel breve periodo, la situazione si aggraverà anche perché molte banche sono fragili”.

Perchè il Sun, di sua proprietà, ha dato l’endorsment ai Tory?

“Il Sun è indipendente. Aveva sostenuto la Thatcher poi, quando Tony Blair propose una versione accettabile del Labour, appoggiò la svolta. Ora sono passati 13 anni e il paese ha di nuovo bisogno di cambiare. Ma chiunque vinca le elezioni dovrà decidere tagli importanti e forse aumentare le tasse”.

Anche la News Corporation ha visto tempi migliori.

“Abbiamo iscritto nei libri una svalutazione dell’investimento sul Dow Jones ma il risultato è buono, nel 2009 abbiamo realizzato un profitto operativo di 3,5 miliardi di dollari e nel 2010 andremo meglio. Il cinema e i canali via cavo vanno a gonfie vele, Fox è da 5 anni il primo canale tv americano, Avatar ha incassato in 3 giorni più di ogni altro film della storia del cinema”.

La prossima sfida è l’informazione online a pagamento. Come mai nessun grande giornale finora ha seguito il suo esempio?

“Ne parlano tutti ma aspettano che qualcuno cominci, poi seguiranno. I contenuti di qualità alla fine vinceranno”.

La Gran Bretagna dice addio agli assegni

Saturday, December 26th, 2009

ROMA (16 dicembre) – Li hanno utilizzati per oltre tre secoli e mezzo. Ma a partire dal 31 ottobre 2018 gli inglesi non potranno più usare gli assegni per pagare i loro acquisti. Lo hanno deciso oggi a Londra i sedici componenti di un comitato governativo che è composto da sedici rappresentati di istituti di credito e di associazioni di categoria e di consumatori. «Il loro impiego – ha chiarito Sandra Quinn, portavoce del comitato – si è andato riducendo spontaneamente in maniera progressiva e inarrestabile nel corso degli ultimi anni, mentre non è sceso il costo per le banche. Ecco, perciò, spiegato il motivo di una scelta che è stata già fatta altrove in Europa, in particolare nell’area scandinava e in Islanda, anche se in questi paesi non è stata ancora fissata alcuna data per la definitiva uscita di scena degli assegni».

Le cifre fornite in conferenza stampa dai responsabili di Payments Council confermano la caduta verticale dell’utilizzo degli assegni nel Regno Unito. Se all’inizio del XXI secolo ogni suddito di Elisabetta II ne utilizzava in media almeno tra i trenta e i quaranta ogni dodici mesi, ora firma non più di dieci assegni all’anno. Secondo Paul Smee, che guida il comitato governativo, «ormai esistono molte forme di pagamento più efficienti e assai più sicure per tutti rispetto a quelle un tempo garantite dall’assegno». In Gran Bretagna, del resto, le grandi catene di supermercati e di negozi e di distributori di carburante non accettano più assegni e la tendenza, confermano recenti indagini, appare destinata a coinvolgere in breve anche i piccoli esercizi.

L’assegno, dunque, scompare per cause naturali e non per un atto d’imperio in ragione di un declino iniziato all’inizio dei Novanta, quando ne venivano emessi circa tre milioni al giorno. Oggi la cifra, ha chiarito Paul Smee, è caduta sotto la soglia del milione, in gran parte concentrata nelle aree rurali del paese. A Londra e in tutte le maggiori città si è affermato l’uso delle carte di credito o di altre forme di pagamento elettroniche mentre è in calo anche l’uso dei contanti, privilegiati soltanto dalle fasce più anziane.

Proprio dalle associazioni dei pensionati sono venute le uniche critiche alla scelta fatta oggi dal Payments Council. A giudizio di Neil Duncan-Jordan, segretario di un sindacato che tutela i diritti dei pensionati, «si tratta di una decisione sbagliata, che creerà problemi difficilmente risolvibili per alcune fasce deboli della popolazione». Duncan-Jordan ha poi aggiunto che oltre sette milioni di inglesi ultrasessantenni non usano Internet e soltanto una percentuale molto modesta è in possesso di una carta di credito o di un bancomat. Al contrario, ha aggiunto, «l’uso degli assegni continua a essere decisamente diffuso tra gli anziani».

Alle obiezioni di Duncan-Jordan i componenti del Payments Council hanno replicato facendo osservare che prima del 2018 potranno essere introdotte eccezioni per tutelare proprio i pensionati. Il destino degli assegni nel Regno Unito appare comunque segnato, visto che in misura progressiva durante i prossimi anni gli istituti di credito smetteranno di metterli a disposizione dei loro clienti e un numero crescente di esercizi commerciali si rifiuterà di accettarli in pagamento. A giudizio di Paul Smee, «l’intervallo di tempo che ci separa dal 2018 è abbastanza lungo per permettere a tutti i britannici di apprendere come utilizzare altri strumenti per i loro acquisti».